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Come Dare Le Dimissioni?

Per poter dare le dimissioni quindi, oggi i lavoratori dipendenti devono accedere ad una apposita piattaforma, ovvero su www.cliclavoro.gov.it, tramite le proprie credenziali digitali, e compilare un modulo da inviare al datore di lavoro.

Come si comunicano le dimissioni al datore di lavoro?

Qual è l’ambito di applicazione e come si comunicano? – Le dimissioni sono un negozio giuridico unilaterale recettizio con il quale il lavoratore esprime la volontà di terminare il suo rapporto di lavoro, esercitabili senza alcun limite, salvo preavviso.

  • Per la loro validità non occorre l’accettazione del datore di lavoro, il quale si limita a riceverle e da questo momento producono effetto.
  • Le dimissioni devono essere comunicate dal dipendente, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche, utilizzando appositi moduli resi disponibili sul sito del Ministero del Lavoro.

Il datore di lavoro deve comunicare telematicamente la cessazione del rapporto di lavoro ai servizi competenti.

Cosa devo fare se voglio dare le dimissioni?

LA PROCEDURA – 1 – Il lavoratore, se non assistito da un soggetto abilitato, deve: a) richiedere il codice PIN I.N.P.S. accedendo al sito www.inps.it (sempreché non l’abbia già ottenuto in passato); b) registrarsi al Ministero del Lavoro, accedendo l’accesso al sito www.cliclavoro.gov.it (sempreché non l’abbia già fatto in passato); 2 – Il lavoratore, in autonomia o con l’assistenza di un soggetto abilitato: a) deve accedere al sito del Ministero del lavoro: www.lavoro.gov.it form on-line per la trasmissione della comunicazione; b) andare alla pagine dedicata e aprire il form on-line per l’immissione dei dati relativi alla comunicazione di dimissioni o di revoca; c) inviare il modello.3 – Il modulo di dimissioni/risoluzione consensuale/revoca verrà trasmesso: a) al datore di lavoro; b) alla Direzione territoriale del lavoro competente.

Quanti sono i giorni di preavviso per le dimissioni?

Giorni di Preavviso in base al Contratto

Livello Giorni di Preavviso
1° categoria professionale 15 giorni
VI° e VII° categoria professionale 4 mesi
IV° e V° categoria professionale 2 mesi e 15 gg
II° e III° categoria professionale 1 mese

Quando il datore di lavoro può rifiutare le dimissioni?

La data in cui ha effetto la cessazione del rapporto di lavoro a causa di una situazione tale da non consentire la prosecuzione del contratto. Il lavoratore può cessare il rapporto di lavoro unilateralmente, cioè senza necessità di consenso da parte del datore, rassegnando le dimissioni: il datore di lavoro non può opporsi, né può richiedere il motivo delle dimissioni,

Le dimissioni possono essere volontarie o per giusta causa: per le dimissioni volontarie è necessario fornire al datore il periodo di preavviso prescritto dal contratto collettivo. Se la decorrenza delle dimissioni volontarie non rispetta il periodo di preavviso, il lavoratore può essere obbligato a corrispondere l’indennità per mancato preavviso: in altre parole, gli viene applicata una trattenuta sullo stipendio, corrispondente alla retribuzione del periodo non lavorato.

Da quando decorrono le dimissioni per giusta causa invece? Per le dimissioni per giusta causa non è necessario fornire un preavviso, Le dimissioni sono considerate rassegnate per giusta causa, difatti, quando il datore di lavoro mette in atto un comportamento talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto, neanche temporanea: trasferimento illegittimo, mancato reiterato pagamento della retribuzione, violenza sessuale, lesioni e minacce da parte del datore, ecc.

Se il dipendente rassegna le dimissioni per giusta causa, in base a quanto previsto dal Codice civile, ha la facoltà di recedere con effetto immediato dal rapporto senza essere tenuto a prestare il periodo di preavviso: al contrario, ha egli stesso il diritto di percepire la corrispondente indennità.

Il datore di lavoro non può rifiutare le dimissioni, dato che si tratta di un atto unilaterale del lavoratore. In caso di mancato riconoscimento della giusta causa da parte del datore, però, l’onere della prova della sussistenza di una giusta causa di dimissioni ricade sul dipendente.

Quanto si paga per dare le dimissioni?

Dimissioni online con intermediario – Alternativamente, la legge consente al lavoratore anche di rassegnare le dimissioni telematiche servendosi di un soggetto intermediario autorizzato che, attraverso le competenze e l’esperienza professionale degli addetti, sia in grado di agevolare l’iter in oggetto.

  • Ci riferiamo a figure quali i patronati, le organizzazioni sindacali, le commissioni di certificazione, gli enti bilaterali, i consulenti del lavoro e le sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
  • L’operazione di dimissioni in sé continua a essere senza costi, ma – in questi casi – al lavoratore può essere richiesta l’iscrizione al sindacato con relativa tessera o il pagamento del costo del servizio di assistenza.

Le spese si collocano in genere tra i 40 e 150 euro. Affidandosi invece ad un patronato a una agenzia ad hoc, che non comportano alcuna iscrizione, le tariffe calano notevolmente (30-50 euro). Infine, ribadiamo che, in ambo le ipotesi di cui sopra, l’interessato o l’interessata debbono comunque sempre osservare l’eventuale di periodo di preavviso di cui al proprio relativo Ccnl di riferimento.

Ecco perché concludiamo il nostro articolo ricordando che per sapere con esattezza quali sono i termini di preavviso, occorre dare un’occhiata al testo del contratto collettivo applicato al proprio settore. Il solo caso nel quale il lavoratore può dare le dimissioni senza alcun preavviso è quello di, ed anche in questo caso vale la procedura online sopra menzionata.

Per ulteriori dettagli è disponibile un pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. : Dimissioni online, quanto costano al lavoratore?

Cosa si fa l’ultimo giorno di lavoro?

5. L’ultimo giorno di lavoro – Si suggerisce di lasciarsi in modo amichevole e cortese con i colleghi e i superiori, per questo durante l’ultima giornata passata in azienda, oltre a salutare i colleghi, se possibile, bisognerebbe ritagliare qualche minuto per l’ultimo confronto con il responsabile.

Cosa succede se non si fanno tutti i giorni di preavviso?

Che cosa succede se non si dà il preavviso? – È un caso molto frequente: il lavoratore ha trovato una nuova occupazione, comunica le proprie dimissioni e non dà il preavviso; oppure si dimette per giusta causa ma l’azienda nega qualsiasi inadempimento.

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Chi si dimette volontariamente ha diritto alla disoccupazione?

3. Naspi a seguito di dimissioni per giusta causa – Vediamo ora cosa c’è da sapere in merito alle « dimissioni per giusta causa e disoccupazione », ovvero come avere la disoccupazione Naspi a seguito di dimissioni volontarie per giusta causa. L’INPS con la Circolare 94/2015 fa un breve elenco a titolo esemplificativo dei casi in cui il lavoratore può licenziarsi dal lavoro per giusta causa senza perdere il diritto alla disoccupazione.

Vediamo quali sono i requisiti per dare le dimissioni « per giusta causa » quindi se le dimissioni non sono riconducibili alla libera scelta del lavoratore; ma siano indotte da comportamenti altrui, idonei ad integrare la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro. La NASpI deve essere riconosciuta nei casi di dimissioni intervenute per giusta causa, ovvero quando si sia verificata una causa che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro, che « costringe » il lavoratore a dimettersi.

La giurisprudenza nel corso degli anni ha riconosciuto le dimissioni per giusta causa per i seguenti casi:

  • mancato pagamento della retribuzione ;
  • aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative;
  • mobbing, intendendosi per tale la lesione dell’equilibrio psico-fisico del lavoratore, a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi (per tutte, Corte di Cassazione, sentenza n.143/2000);
  • notevoli variazioni delle condizioni di lavoro a seguito di cessione dell’azienda (Corte di Giustizia Europea, sentenza del 24 gennaio 2002);
  • spostamento del lavoratore da una sede aziendale ad un’altra, senza che sussistano le « comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive » (Corte di Cassazione, sentenza n.1074/1999).
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente (Corte di Cassazione, sentenza n.5977/1985).

Cosa succede se si va via prima del preavviso?

4. Indennità di mancato preavviso – In assenza di preavviso, il recedente che intende esercitare il diritto di recesso è tenuto a corrispondere all’altra parte un’indennità (« indennità sostitutiva del preavviso » o più comunemente « indennità di mancato preavviso ») pari all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso stesso.

Qualora la parte che receda intenda interrompere, quindi, immediatamente il rapporto di lavoro senza lasciar decorrere il periodo di preavviso (c.d. preavviso non lavorato ) essa sarà tenuta a corrispondere l’indennità. Così se il datore di lavoro intende porre fine immediatamente al rapporto egli dovrà corrispondere l’indennità al lavoratore.

Al contrario, se è il lavoratore a voler porre fine al rapporto senza svolgere le proprie mansioni durante il periodo del preavviso, egli dovrà corrispondere l’indennità al datore di lavoro. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, qualora sia il datore di lavoro che, a fronte delle dimissioni del lavoratore, rinunci al preavviso egli non è tenuto al pagamento della relativa indennità.

( Sentenza n.27934/2021, Corte di Cassazione ) Per calcolare l’indennità di mancato preavviso occorre considerare la retribuzione mensile del dipendente (comprensiva dei ratei, della tredicesima ed eventuale quattordicesima mensilità) e moltiplicarla per la durata del periodo del preavviso previsto dalla legge.

Ad esempio, se un lavoratore dipendente guadagna 1.300 € al mese e avrebbe dovuto avere un preavviso di 3 mesi, ha diritto a ricevere una indennità pari a 3.900 €. Nel computo dell’indennità occorre ricomprendere, ove previste, le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti e  » ogni altro compenso di carattere continuativo con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese  » (art.2121 c.c.) È previsto, infine, dal codice civile che in caso di morte del prestatore di lavoro, l’indennità sostitutiva del preavviso sia corrisposta al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

Come si fa a licenziarsi da un contratto a tempo indeterminato?

COME LICENZIARSI DA UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO – Se un lavoratore vuole licenziarsi da un contratto a tempo indeterminato può farlo senza dover presentare giustificazioni che rendano legittima la sua scelta. E’ sufficiente, e anzi obbligatorio, che venga rispettato un tempo di preavviso che permetta alla azienda di riorganizzarsi.

  1. Se l’obbligo di preavviso non dovesse venire rispettato, il lavoratore che si dimette dovrà pagare l’ indennità sostitutiva,
  2. Non è necessario che l’azienda accetti le dimissioni perché queste siano valide ed efficaci.
  3. Perché siano valide è sufficiente cha la lettera di dimissioni giunga all’imprenditore o all’ufficio del personale dell’azienda, quando l’azienda è abbastanza grande per averlo.

E una volta date non sono più revocabili, a meno che la revoca non sia accettata dal datore di lavoro. Altra possibilità è che la revoca giunga al datore di lavoro prima della lettera con cui il lavoratore comunica all’azienda la volontà di licenziarsi.

Cosa succede se mi dimetto prima della scadenza del contratto?

DIMISSIONI CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO: PENALE Il lavoro a tempo determinato è, purtroppo una modalità sempre più diffusa. L’articolo evidenzia la penale che spetterebbe al lavoratore se si dimette anzi tempo. Ma questa non esiste se c’è mobbing Fonte: laleggepertutti.it – articolo di Carlos Arija Garcia – 9 febbraio 2023 Si può interrompere un rapporto a termine prima della scadenza? Che cosa comporta per il dipendente e per il datore? Quando c’è risarcimento? Per definizione, un contratto a termine non è per tutta la vita ma non per questo può essere interrotto in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo.

Se il datore decide di lasciare a casa il dipendente, deve prendersi le sue responsabilità. Ma se è il lavoratore a risolvere il rapporto anzitempo? C’è una penale per dimissioni con contratto a tempo determinato? Purtroppo per il dipendente, questa penale esiste. Il contratto a termine ha, appunto, una scadenza e deve essere rispettata da entrambe le parti, a meno che ci sia una giusta causa che motivi il recesso.

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Questo significa che il lavoratore è, da una parte, tutelato dalla prospettiva di non poter essere licenziato ma, dall’altra, è vincolato a rimanere in azienda fino alla fine. Il dipendente paga la penale per dimissioni con contratto a tempo determinato anche se lascia il suo posto di lavoro perché ha trovato un’occasione migliore.

Se il lavoratore si dimette senza giusta causa (mobbing, molestie, demansionamento, ecc.), la legge non prevede espressamente l’obbligo di risarcimento del danno da parte del lavoratore. Ciò nonostante, secondo la Cassazione, in tale circostanza il datore può contestare al dipendente l’inadempimento contrattuale con conseguente obbligo, a carico di quest’ultimo, di risarcire tutti i danni provocati al primo.

Il risarcimento va quantificato, secondo la Suprema Corte, in base alle norme comuni e non nella misura indicata dal Codice civile per il recesso dal contratto a tempo indeterminato. Il solo preavviso non svincola il recedente da quest’obbligo. In ogni caso, il datore è libero di inserire nel contratto di assunzione una clausola che preveda una penale in caso di dimissioni del lavoratore.

Dimissioni contratto a termine: quando non c’è la penale Il lavoratore con contratto a tempo determinato non è tenuto a pagare la penale al datore quando il recesso dal rapporto è motivato da una giusta causa che non consente la prosecuzione del rapporto. In realtà, e davanti a tale ipotesi, entrambe le parti possono far cessare, con effetto immediato e senza neanche bisogno del preavviso, il rapporto lavorativo.

La « giusta causa » è costituita da ogni tipo di comportamento che integri una violazione dei più importanti doveri contemplati dal contratto. Da parte sua, quindi, il dipendente potrebbe dare le dimissioni senza obbligo di penale (anche se prevista dal contratto) se viene molestato o se non riceve il pagamento dello stipendio, se l’azienda non rispetta gli obblighi di sicurezza sul lavoro o se viene adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per cui è stato assunto.

In casi come questi, il lavoratore non solo è legittimato a dimettersi senza pagare la penale ma non è nemmeno tenuto a rispettare il preavviso. Ha, inoltre, diritto a:un risarcimento del danno, determinato in misura pari all’ammontare delle retribuzioni che avrebbe percepito se il contratto avesse avuto la durata prevista, a meno che, nel frattempo, non abbia trovato un’altra occupazione;la Naspi, cioè l’assegno di disoccupazione.Contratto a termine: quando paga la penale il datore?

La penale nel contratto a tempo determinato non è prevista solo in caso di dimissioni del lavoratore: anche il datore di lavoro è tenuto a pagarla nel caso in cui interrompa il rapporto con il dipendente anzitempo senza una giusta causa. È il caso di chi vuole risparmiare sul personale lasciando a casa chi non fa parte dell’organico in maniera stabile.

Il lavoratore licenziato prima della scadenza del contratto senza un motivo giustificato ha diritto al risarcimento di tutte le mensilità che avrebbe percepito in caso di prosecuzione del rapporto di lavoro. Tuttavia, non ha diritto ad essere reintegrato in azienda. Da questa somma deve essere dedotto quello che il lavoratore ha eventualmente percepito per attività svolte dopo la cessazione del rapporto o che avrebbe potuto procurarsi con l’ordinaria diligenza.

: DIMISSIONI CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO: PENALE

Quali sono i motivi di dimissioni per giusta causa?

Dimissioni per comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore – Insulti, umiliazioni ma anche totale disinteresse verso l’operato del dipendente possono spingerlo ad abbandonare il luogo di lavoro, dando dimissioni definite « per giusta causa ». Spesso, questi comportamenti possono portare anche alla richiesta di risarcimenti per danni morali.

Che data devo mettere nelle dimissioni online?

18. Qual è la data di decorrenza da indicare nella compilazione del modello telematico? La data di decorrenza delle dimissioni è quella a partire dalla quale, decorso il periodo di preavviso, il rapporto di lavoro cessa. Pertanto la data da indicare sarà quella del giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro.

Chi viene licenziato per assenza ingiustificata ha diritto alla disoccupazione?

In caso di assenza ingiustificata protratta oltre il termine previsto dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro o, in mancanza di previsione contrattuale, superiore a cinque giorni, il rapporto si intende risolto per volontà del lavoratore senza diritto all’assegno di disoccupazione.

Cosa spetta al lavoratore in caso di dimissioni?

Cosa spetta al lavoratore che si dimette? – Il lavoratore che presenta dimissioni, sia volontarie che per giusta causa, avrà diritto a vedersi pagare lo stipendio, le ferie ed i permessi di cui non ha usufruito durante il rapporto di lavoro. Inoltre, dovrà percepire anche i ratei di mensilità aggiuntive, tredicesima e quattordicesima, in base a quanto previsto dal Contratto collettivo.

  1. Infine, avrà sempre diritto a percepire il TFR ed il datore di lavoro non potrà negare o ritardare il versamento dello stesso,
  2. Se vuoi far verificare il tuo TFR o vuoi conoscere il nostro metodo di recupero del TFR contattaci,
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Nota bene Il presente articolo ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale sulle ultime novità normative e giurisprudenziali relative ai temi trattatati dallo Studio Legale. Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutiva di una specifica consulenza legale.

Quali sono le conseguenze delle dimissioni volontarie?

Dimissioni, quali conseguenze? – In ogni caso è bene sapere che è un diritto del lavoratore poter presentare le proprie dimissioni rispettando, però, il periodo di preavviso dovuto al proprio datore di lavoro per non incorrere in sanzioni economiche (il periodo di preavviso da rispettare di solito è indicato nel proprio contratto collettivo nazionale di riferimento e varia in base alla qualifica ricoperta e agli anni di servizio).

  1. Una delle poche conseguenze che un lavoratore può avere nel presentare dimissioni, se non ha un nuovo lavoro che lo aspetta, è quella di non poter percepire l’indennità di disoccupazione (a meno che non presenti dimissioni per giusta causa).
  2. La disoccupazione, infatti, spetta solo per la perdita involontaria del posto di lavoro, ovvero per licenziamento o per scadenza di contratto a tempo determinato.
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Presentando dimissioni, invece, si è perfettamente consapevoli di quello che si sta facendo e la perdita del lavoro non può essere considerata involontaria, proprio per questo, al termine del rapporto di lavoro, non si avrà diritto alla Naspi. Questa è l’unica conseguenza cui si va incontro presentando le dimissioni.

Cosa succede se non comunico le dimissioni?

Dimissioni immediate e mancato preavviso: cosa comporta la scelta del dipendente – Se il dipendente decide di rassegnare le dimissioni in tronco, senza cioè concedere all’azienda il periodo di preavviso stabilito dal contratto collettivo, il datore di lavoro è legittimato a trattenergli dalla busta paga un importo pari alla retribuzione che gli sarebbe spettata se il suddetto periodo fosse stato regolarmente lavorato.

  1. La trattenuta viene normalmente operata sul cedolino relativo all’ultimo mese di lavoro, lo stesso in cui vengono liquidate ferie e permessi maturati ma non goduti e le mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima quando spetta).
  2. Leggi anche: Preavviso dimissioni: come fare e tempi da rispettare Se il dipendente non rispetta il preavviso, l’azienda perde la possibilità di avere il tempo necessario per trovare un sostituto o organizzare diversamente l’attività produttiva, mentre il dimissionario garantisce comunque la sua prestazione.

Il datore può tuttavia essere nelle condizioni di non aver bisogno del periodo di preavviso: in questi casi può accettare la volontà del lavoratore senza trattenere alcun importo in busta paga. E’ consigliabile che la decisione di trattenere o meno la retribuzione venga comunicata al dipendente in forma scritta.

Quando arriva l’ultimo stipendio dopo le dimissioni?

Quando si pagano le competenze di fine rapporto? – Entro 10 giorni dalla data di cessazione del rapporto, se intervenuta non oltre il giorno 14 del mese, e se posteriore, entro il giorno 10 del mese successivo, l’azienda corrisponderà al lavoratore, le competenze di fine rapporto.

Quando arrivano le dimissioni al datore di lavoro?

Quindi, è il giorno successivo al tuo ultimo giorno di lavoro. Se il contratto di lavoro prevede un preavviso di 15 giorni prima di licenziarti e invii la comunicazione il 1° del mese, la data di decorrenza delle dimissioni sarà il 16 dello stesso mese.

Cosa succede se non si dà il preavviso di dimissioni?

4. Indennità di mancato preavviso – In assenza di preavviso, il recedente che intende esercitare il diritto di recesso è tenuto a corrispondere all’altra parte un’indennità (« indennità sostitutiva del preavviso » o più comunemente « indennità di mancato preavviso ») pari all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso stesso.

Qualora la parte che receda intenda interrompere, quindi, immediatamente il rapporto di lavoro senza lasciar decorrere il periodo di preavviso (c.d. preavviso non lavorato ) essa sarà tenuta a corrispondere l’indennità. Così se il datore di lavoro intende porre fine immediatamente al rapporto egli dovrà corrispondere l’indennità al lavoratore.

Al contrario, se è il lavoratore a voler porre fine al rapporto senza svolgere le proprie mansioni durante il periodo del preavviso, egli dovrà corrispondere l’indennità al datore di lavoro. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, qualora sia il datore di lavoro che, a fronte delle dimissioni del lavoratore, rinunci al preavviso egli non è tenuto al pagamento della relativa indennità.

( Sentenza n.27934/2021, Corte di Cassazione ) Per calcolare l’indennità di mancato preavviso occorre considerare la retribuzione mensile del dipendente (comprensiva dei ratei, della tredicesima ed eventuale quattordicesima mensilità) e moltiplicarla per la durata del periodo del preavviso previsto dalla legge.

Ad esempio, se un lavoratore dipendente guadagna 1.300 € al mese e avrebbe dovuto avere un preavviso di 3 mesi, ha diritto a ricevere una indennità pari a 3.900 €. Nel computo dell’indennità occorre ricomprendere, ove previste, le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti e  » ogni altro compenso di carattere continuativo con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese  » (art.2121 c.c.) È previsto, infine, dal codice civile che in caso di morte del prestatore di lavoro, l’indennità sostitutiva del preavviso sia corrisposta al coniuge, ai figli e, se vivevano a carico del prestatore di lavoro, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado.

Quanto costa la lettera di dimissioni al Caf?

Quanto costano le Dimissioni al Caf? – Per l’ invio delle Dimissioni Telematiche al Caf, generalmente, l’assistito dovrà sottoscrivere la tessera sindacale. Tale iscrizione, che può variare dai € 40 ai € 150, non è mai una tantum. Infatti, i sindacati, mediante il tesseramento hanno diritto – per legge – a richiedere ai propri iscritti un’aliquota mensile che va dall’1% al 1,5% sullo stipendio, pensione o disoccupazione.

Per cui, nonostante l’assistito abbia la percezione di non pagare per le proprie Dimissioni Telematiche al Caf, in realtà non soltanto paga una cifra che può variare dai € 40 ai € 150, ma rischia anche di ritrovarsi a pagare un costo perpetuo per l’iscrizione al sindacato che, sicuramente, non aveva preventivato in sede di inoltro delle proprie Dimissioni Telematiche,

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