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Materiale Abortivo Come Si Presenta?

Aborto spontaneo significa perdere il bambino prima di 20 settimane di gestazione. La maggior parte degli aborti avviene nelle prime 12 settimane di gravidanza.

Sanguinamento e crampi sono segni comuni di un aborto spontaneo In caso di gravidanza non ancora nota, si può avere un aborto spontaneo e pensare che si tratti del ciclo mestruale Per stabilire se c’è stato un aborto spontaneo, il medico controlla la cervice (la parte inferiore dell’utero) Molte donne che hanno subito un aborto spontaneo rimangono nuovamente incinte e partoriscono bambini sani Tuttavia, le probabilità di aborto spontaneo aumentano ogni volta: più aborti spontanei si subiscono, più probabile è averne un altro In caso di diversi aborti spontanei, prima di iniziare una nuova gravidanza è consigliabile rivolgersi a un medico, che tenterà di aumentare il successo di un nuovo tentativo

Non è sempre chiaro che cosa provochi un aborto spontaneo. L’aborto spontaneo non è provocato da uno shock emotivo improvviso, come cattive notizie. Inoltre, piccoli traumi come una scivolata o una caduta non causano aborti. Tuttavia, traumi importanti come un incidente d’auto grave possono causare un aborto.

Un problema del feto, come un difetto genetico o una malattia ereditaria

Talvolta il feto presenta difetti talmente gravi da rendere impossibile la vita in utero per più di uno o due mesi. Un grave difetto causa la maggior parte degli aborti spontanei nelle prime 12 settimane di gravidanza. Spesso il medico non riesce a stabilire la causa dell’aborto in questa fase. Talvolta è possibile identificare una delle cause seguenti:

Uso di sostanze, come cocaina, alcol o tabacco Lesioni gravi

In caso di vari aborti spontanei, il medico può ricercare problemi come:

Il sangue della madre si coagula troppo facilmente Anomalie cromosomiche nel feto ereditate da uno dei genitori

Un aborto spontaneo all’inizio della gravidanza può sembrare un ciclo mestruale normale. Se la gravidanza non è ancora nota, probabilmente non si sa di aver subito un aborto. Altre volte i sintomi sono ovvi:

Sangue rosso brillante o rosso scuro Crampi Fuoriuscita di grossi coaguli e pezzi di tessuto

All’inizio si può avere un sanguinamento ridotto, simile al ciclo mestruale. Man mano che l’aborto continua, di solito il sanguinamento peggiora. Il sangue può essere di colore rosso vivo o rosso scuro. Talvolta si osservano anche coaguli di sangue. Possono essere presenti crampi che possono peggiorare man mano che l’utero espelle i vari residui della gravidanza.

  1. Chiamare immediatamente il medico in caso di qualsiasi sanguinamento durante la gravidanza.
  2. Non tutti i sanguinamenti durante la gravidanza sono indicativi di un aborto.
  3. In circa la metà dei casi la gravidanza prosegue senza problemi.
  4. Tuttavia, il medico deve fare un controllo per accertare se ci sia stato un aborto o meno.

Se vengono eliminati grossi coaguli e frammenti di tessuto, conservarli in un contenitore o avvolgerli in un asciugamano per farli esaminare dal medico. In caso di sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane della gravidanza il medico:

Esegue un esame pelvico: Esamina la vagina (canale del parto) per controllare la cervice (la parte inferiore dell’utero da dove fuoriesce il bambino); se è aperta, è probabile un aborto Esegue degli esami del sangue: Controlla i livelli dell’ormone della gravidanza hCG

Se il feto e la placenta (l’organo che nutre il feto) non sono più presenti, non è necessario alcun trattamento. Il sanguinamento e i crampi si interromperanno spontaneamente dopo poco tempo. Se sono ancora presenti frammenti della gravidanza, il medico potrebbe:

Tenere la paziente sotto osservazione per vedere se l’utero si svuota da solo, purché non siano presenti febbre o apparente stato di malessere Eseguire un intervento per rimuovere i resti della gravidanza

Se il medico deve rimuovere i frammenti della gravidanza dall’utero, somministra un farmaco che provoca sonnolenza. L’intervento effettuato dipende da quanto avanzata è la gravidanza:

Nelle prime 12 settimane di gestazione: I frammenti vengono rimossi mediante uno strumento di aspirazione inserito nell’utero attraverso la vagina Tra 12 e 20 settimane di gestazione: I frammenti vengono rimossi mediante strumenti chirurgici inseriti nell’utero attraverso la vagina Intorno alle 20 settimane di gestazione: Può essere somministrato un farmaco per avviare il travaglio ed eliminare il resto della gravidanza

Non è possibile prevenire un aborto spontaneo. In caso di sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione, il medico può consigliare di evitare attività fisica eccessiva e di stare a riposo. Ma non è chiaro se questi provvedimenti siano utili. È normale provare dolore, rabbia e sensi di colpa dopo un aborto.

Valutare la possibilità di parlare con qualcuno in caso di tristezza e dolore per la perdita del bambino È bene rammentare che è improbabile aver fatto qualcosa di sbagliato che ha causato l’aborto Se si teme un altro aborto, discutere con un medico, che può valutare alcuni possibili esami Va ricordato che molte donne che subiscono un aborto spontaneo rimangono nuovamente incinte e hanno bambini sani

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Cosa si espelle quando si abortisce?

Che cos’è l’aborto spontaneo? – L’aborto spontaneo può essere  » completo  » (caratterizzato dall’espulsione spontanea totale dell’embrione o feto senza vita); oppure  » incompleto  » o  » ritenuto  » (quando la gravidanza è ancora parzialmente o completamente presente nella cavità uterina, ma non vi è attività cardiaca dell’embrione o feto).

Come sono le perdite di un aborto spontaneo?

Il sanguinamento durante la gravidanza è il segno più frequente di un aborto spontaneo. L’entità varia da persona a persona: si può sanguinare abbondantemente e con grumi o avere soltanto un po’ di spotting o perdite marroni. Il tutto può durare fino a due settimane.

Come sono le perdite dopo aborto farmacologico?

Skip to content FAQ Aborto Associazione Amica 2020-06-21T13:05:05+02:00 Sono incinta e voglio interrompere la gravidanza. Che devo fare? L’art.4 della legge 194 prevede un colloquio con un medico, che deve poi rilasciare un documento/certificato attestante la tua volontà di interrompere la gravidanza.

  1. Qualunque medico può fare questa attestazione: il medico del consultorio, il medico di famiglia, o qualsiasi altro medico di tua fiducia.
  2. Nel colloquio preliminare il medico illustra le possibili soluzioni alternative all’aborto e ti informa dei tuoi diritti, quindi rilascia il documento che attesta la tua volontà di interrompere la gravidanza e che deve essere firmato anche da te.

Non sono necessari ne’ devono essere richiesti particolari accertamenti (ad es. ecografia) per avere il documento/certificato. Con il documento il medico ti invita a soprassedere sulla tua decisione per 7 giorni, trascorsi i quali si può procedere all’aborto.

  • Qualora il medico riscontri condizioni particolari che giustifichino l’urgenza, rilascia il certificato, con il quale puoi rivolgerti immediatamente all’ospedale per l’espletamento della procedura.
  • Non conosco un medico che possa rilasciare il documento o il certificato.
  • A chi posso rivolgermi? Il consultorio, con la sua equipe multidisciplinare (ginecologa/o, assistente sociale, psicologa/o, ostetrica/o, infermiera/e) è certamente la struttura che ti può aiutare nella maniera migliore, assolvendo alla richiesta della certificazione, ma anche fornendo la consulenza dell’assistente sociale e/o della psicologa laddove siano richieste.

Inoltre il consultorio di solito provvede anche alla prenotazione per la pre-ospedalizzazione nella struttura di riferimento, e alla consulenza contraccettiva. Puoi consultare l’elenco dei consultori dal nostro sito (link con il sito del Ministero della salute).

Quali sono i limiti di tempo per poter fare una IVG? Quanto tempo ho? In assenza di condizioni di grave pericolo la salute fisica e/o psichica della donna, l’aborto è consentito nei primi 90 giorni di gravidanza, contando dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Il limite del 90mo giorno corrisponde a 12 settimane e 6 giorni.

Ad esempio, se i tuoi cicli sono normalmente di 28 giorni e hai 7 giorni di ritardo, sei al 35mo giorno, e ne rimangono 45 per l’aborto. Talvolta, anche se i cicli sono regolarissimi, la gravidanza può essere più grande o più piccola di quanto definito dal semplice conto dei giorni dall’ultima mestruazione.

  • Inoltre, se l’ultima mestruazione è stata molto scarsa potresti essere incinta dal mese precedente e avere molto meno tempo di quanto supponi per fare l’aborto.
  • Pertanto, al fine di una corretta datazione della gravidanza, di solito nel centro che procederà all’IVG si esegue anche un controllo ecografico.

Non è necessario fare un’ecografia prima di rivolgersi al consultorio o al centro per la IVG, ed il personale del consultorio non può richiederla prima del rilascio del documento/certificato, perché questa rientra negli accertamenti gratuiti che verranno generalmente eseguiti nel centro stesso.

Oltre il 90mo giorno l’IVG è consentita solo in presenza di condizioni di grave pericolo per la vita o la salute della donna (vedi dopo). Come è regolata la IVG dopo il 90mo giorno? In presenza di gravi condizioni che possono compromettere la salute fisica o psichica della donna (ad esempio una grave malattia materna, o una patologia fetale), l’aborto è consentito anche oltre il 90mo giorno.

In questo caso il medico del servizio ospedaliero può avvalersi della collaborazione di consulenti o di ulteriori accertamenti diagnostici. La legge non pone limiti di tempo per l' »aborto terapeutico », ma pone il limite della cosiddetta « viability », ossia della possibilità per il feto di nascere e sopravvivere al di fuori dell’utero.

  1. Questo limite è situato tra le 22 e le 24 settimane (prima non è possibile vita autonoma al di fuori dell’utero per motivi di insufficiente sviluppo neuro-anatomico).
  2. Oltre questo limite di tempo, l’aborto è comunque possibile, ma qualora il feto dovesse nascere vivo, il medico ha il dovere di rianimarlo.

Questo è il motivo per il quale, laddove non si pratichi la soppressione in utero (il cosiddetto « feticidio »), si preferisce non superare il limite delle 22-24 settimane. Cosa posso fare se sono minorenne? Per poter abortire devi essere accompagnata dai tuoi genitori (o da chiunque altro eserciti la autorità genitoriale) che dovranno firmare con te il documento.

  1. Sono minorenne e non posso dirlo ai miei genitori.
  2. Che posso fare? Se ritieni di non potere o non volere parlare con i tuoi genitori, la cosa più semplice è rivolgersi ad un consultorio (esistono consultori dedicati alle ragazze giovani, o specifici spazi-giovani nei consultori familiari).
  3. Nel consultorio farai un colloquio con l’assistente sociale ed eventualmente con la psicologa, che valuteranno con te le possibili soluzioni e stileranno una relazione per il giudice tutelare, presso il tribunale dei minori.

Il giudice rilascerà a sua volta l’autorizzazione per l’aborto. Se lo ritieni, potrai richiedere un supporto psicologico in consultorio. In ogni caso, nessuno è autorizzato a contattare i tuoi genitori a tua insaputa: né il consultorio, né il giudice tutelare, né l’ospedale dove eseguirai l’aborto.

Sono straniera senza permesso di soggiorno. Che posso fare? Puoi rivolgerti al consultorio familiare: l’assistente sociale valuterà il tuo caso e ti informerà dei tuoi diritti, provvedendo agli adempimenti per l’aborto. Dove posso trovare il consultorio? Nel nostro sito trovi il collegamento con la pagina del Ministero della Salute che riporta l’elenco dei consultori regione per regione.

Come si svolge l’intervento di interruzione di gravidanza? Se sei in gravidanza da meno di 49 giorni (7 settimane) puoi scegliere tra la procedura chirurgica e quella farmacologica. I medici del servizio IVG valuteranno la presenza di eventuali controindicazioni per l’una o l’altra.

  1. La procedura farmacologica può essere eseguita in Italia fino alla settima settimana; la procedura chirurgica può invece essere eseguita dalla settima settimana alla 14ma-16ma (quindi può essere utilizzata anche per l’aborto terapeutico, o ITG).
  2. Come si svolge la IVG chirurgica? Nella maggior parte degli ospedali è possibile eseguire l’aborto in regime di day hospital, che prevede la dimissione in giornata, di solito poche ore dopo aver eseguito l’intervento.

L’intervento può essere eseguito in anestesia generale o locale, con o senza sedazione. Il metodo maggiormente utilizzato è quello della cosiddetta « isterosuzione », o « aspirazione », impropriamente detto metodo di Karman; con esso si procede alla dilatazione del collo dell’utero, attraverso il quale si accede alla cavità uterina e si procede all’aspirazione della gravidanza.

  1. Non si devono pertanto praticare tagli o incisioni, e, in assenza di complicazioni, si può tornare a casa nel giro di poche ore.
  2. Come si svolge la IVG farmacologica? Per la procedura farmacologica si utilizza il mifepristone, o RU486, in associazione con un altro farmaco, il misoprostolo o il gemeprost, che viene somministrato 36-48 ore dopo.

Il primo giorno ti verrà somministrato il mifepristone, che agisce bloccando gli effetti del progesterone, l’ormone che permette alla gravidanza di progredire. In circa il 5% dei casi l’aborto si verifica già dopo questa prima somministrazione. Il terzo giorno ti verrà somministrato il secondo farmaco, il misoprostolo o il gemeprost, e dovrai rimanere almeno tre ore in ospedale.

  1. Il misoprostolo e il gemeprost sono prostaglandine che, agendo sull’utero preparato dal mifepristone, provocheranno l’espulsione della gravidanza.
  2. Circa il 50-60% delle donne abortisce nelle tre ore successive alla somministrazione del misoprostolo.
  3. Negli altri casi, circa il 20-25% delle donne ha l’espulsione entro 24 ore e solo il 10% in un periodo successivo.

Quando abortirai, potresti vedere il prodotto dell’espulsione, anche se di solito è difficilmente individuabile in mezzo al sangue e ai coaguli. Nel 5% dei casi la gravidanza non viene espulsa completamente, e sarà necessario ricorrere ad un intervento chirurgico o ad una nuova somministrazione di farmaci per completare la procedura.

  • Quali sintomi avrò dopo aver preso la RU486? il primo giorno, dopo le prime ore dall’assunzione di RU486, puoi sentirti stanca o debole, o avere mal di testa.
  • Alcune donne hanno nausea o dolori addominali o perdite ematiche, solo in rari casi si sono manifestati rash cutanei e gonfiore del viso.
  • Puoi anche avere un ciclo abbondante con crampi, di solito almeno 12 ore dopo la somministrazione.

Quasi il 50% delle donne ha perdite ematiche prima della seconda dose. In questo caso dovresti usare assorbenti normali e non assorbenti interni. Quali sintomi avrò dopo aver preso le prostaglandine? In alcuni casi si hanno dolori, simili a crampi, più forti di quelli mestruali, che si riducono con l’espulsione.

Il 20-30% delle donne non avverte alcun dolore, il 50-60% accusa dolori che ritiene sopportabili, mentre il 20-30% delle donne ha bisogno di antidolorifici, che non interferiscono con la procedura abortiva e che ti verranno prescritti su tua richiesta. Avrai perdite di sangue, uguali o superiori a una mestruazione abbondante; queste perdite hanno una durata media di 9 giorni, ma possono persistere fino a 15 giorni e in qualche caso anche oltre.

In circa 3-5 donne su 100 sarà necessario un intervento chirurgico per completare l’interruzione o per bloccare sanguinamenti eccessivi. Raramente può accadere che la gravidanza prosegua, con un rischio aumentato di malformazioni fetali. E’ possibile avere mal di testa nel 2-30% dei casi, nausea nel 40-60%, vomito nel 20%, debolezza nel 10%, diarrea nel 10-20%.

  • Un rialzo febbrile inferiore a 38 gradi è normale.
  • Come posso valutare l’entità del sanguinamento dopo una ivg farmacologica? Le perdite di sangue sono analoghe a quelle che si verificano in un aborto spontaneo.
  • Per valutare oggettivamente l’emorragia occorre confrontarla con le caratteristiche delle proprie mestruazioni; potresti avere un flusso abbondante, con dolori e perdite di « pezzi » e « coaguli » per alcune ore.
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Se in due ore consecutive avrai cambiato quattro assorbenti « maxi » o « large » (del tipo « flussi abbondanti » o « per la notte ») dovrai recarti in ospedale per un controllo. Sto allattando. Posso fare una IVG farmacologica? I farmaci utilizzati non interferiscono con l’allattamento e non sono pericolosi, alle dosi utilizzate, per il lattante.

Ho scoperto di avere una gravidanza gemellare. Posso fare una IVG farmacologica? Non vi sono controindicazioni alla IVG farmacologica in caso di gravidanze gemellari. Dopo un aborto c’è il rischio di una nuova gravidanza? Già nelle prime settimane dopo l’aborto, medico o chirurgico, mentre ci sono ancora delle perdite di sangue, è possibile rimanere incinta.

Se non desideri una nuova gravidanza adotta subito il sistema contraccettivo discusso e scelto con il personale medico. E’ consigliabile non avere rapporti con penetrazione per almeno sette giorni dopo l’aborto. Ho fatto un aborto chirurgico. Quando posso iniziare a prendere la pillola? La pillola contraccettiva può essere iniziata il giorno stesso dell’intervento chirurgico di isterosuzione.

Ho fatto un aborto farmacologico. Quando posso iniziare a prendere la pillola? Se ti sei sottoposta ad IVG farmacologica puoi iniziare a prendere la pillola il giorno stesso dell’assunzione della prostaglandina, due giorni dopo l’assunzione della RU486. Ho fatto un aborto chirurgico. Quando posso inserire il contraccettivo intrauterino (spirale)? La spirale può essere inserita immediatamente dopo la fine dell’intervento.

In alcune regioni i centri IVG dispongono delle spirali e ti verrà proposto l’inserimento (gratuito o con pagamento di un ticket) al momento della pre-ospedalizzazione. Laddove questo non sia possibile (in alcune regioni, quali il Lazio, tutti i centri dovrebbero poter inserire gratuitamente le spirali dopo l’intervento) la spirale può essere inserita al controllo post-IVG o con il primo ciclo dopo l’intervento.

  • Bisogna ricordare che qualora la spirale sia stata inserita subito dopo l’intervento, c’è un lieve incremento del rischio di dislocazioni, ed è necessario fare un controllo dopo il ciclo.
  • Ho fatto un aborto farmacologico.
  • Quando posso inserire il contraccettivo intrauterino (spirale)? La spirale può essere inserita il giorno del controllo, che di solito viene eseguito 15-20 giorni dopo aver preso le prostaglandine, una volta che sia stata accertata l’avvenuta espulsione della gravidanza.

Cosa devo fare per richiedere un aborto terapeutico (ITG)? Devi rivolgerti ad un medico del servizio ospedaliero, che valuterà la esistenza delle condizioni previste dall’art.6 della legge 194. In tal caso provvederà a compilare il certificato che attesta la tua richiesta e le motivazioni per le quali tale richiesta viene accolta.

Quali malattie del feto permettono la IVG terapeutica (IGT)? La cosiddetta « ITG », o interruzione terapeutica della gravidanza, è ammessa in qualunque epoca della gravidanza, quindi anche oltre il 90mo giorno, qualora sussistano condizioni (patologie embrio-fetali o materne) che possano costituire un GRAVE pericolo per la vita o la salute fisica o psichica della donna.

Non esiste un elenco di patologie per le quali è ammessa la IGT, la valutazione spetta al medico che deve considerare, caso per caso, la ripercussione che quella patologia può avere sulla salute della donna o, in caso di patologia materna, la gravità della stessa e la ripercussione della prosecuzione della gravidanza sulla salute della donna.

  1. Per tale valutazione il medico potrà avvalersi di eventuali ulteriori accertamenti, nonché di eventuali consulenze (ad esempio di psichiatri o genetisti).
  2. Come si svolge la IVG terapeutica (ITG)? Entro la 14ma settimana (in alcuni centri è possibile entro la 16ma settimana) la ITG può essere eseguita con procedura chirurgica di isterosuzione, che consiste nel dilatare meccanicamente il collo dell’utero aspirandone poi il contenuto con apposite cannule.

L’intervento viene eseguito in anestesia generale. In epoche gestazionali più avanzate, dopo la 14ma-16ma settimana, si nella gran parte dei centri si procura un parto abortivo con i farmaci: il primo giorno si somministra la Ru486, che antagonizza gli effetti del principale ormone della gravidanza, il progesterone.48 ore dopo vengono somministrate le prostaglandine, che inducono un travaglio abortivo.

  • In ospedale vengono somministrati i farmaci per il dolore del travaglio.
  • Esiste anche la possibilità di interrompere chirurgicamente una gravidanza oltre la 14-16ma settimana, con una tecnica che viene definita D&E, ossia Dilatazione ed Evacuazione.
  • E’ una tecnica che richiede una particolare esperienza e che viene praticata in Italia in pochissimi centri, mentre è più utilizzata all’estero (Olanda, Spagna).

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Come si abortisce nei primi giorni?

Contenuto della pagina Versione stampabile della pagina Per richiedere una interruzione volontaria di gravidanza (IVG) utilizzando il metodo farmacologico necessario recarsi dal proprio medico di famiglia, ginecologo o in un consultorio familiare o presso una altra struttura che effettua IVG,

Nel corso di un colloquio con il professionista sanitario che accoglie la donna verr attestata la volont di interrompere la gravidanza, verranno fornite le informazioni sui farmaci, sul loro funzionamento e sulla procedura; verr comunque illustrata la metodica chirurgica come possibile alternativa. Seguir una visita ginecologica che valuti l’assenza di controindicazioni,

In agosto 2020 il Ministero della salute ha emanato una circolare di aggiornamento riguardante il metodo farmacologico sostenuta dalla determina dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) emanata nello stesso periodo che rimuove alcuni precedenti vincoli di uso del farmaco, fra i quali quello che « imponeva il ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento »,

Questi documenti prevedono un’estensione del limite temporale per poter ricorrere a IVG farmacologica che viene posticipato a 63 giorni (pari a 9 settimane compiute di et gestazionale) e la possibilit che i farmaci possano essere erogati da strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, consultori o day hospital.

Il metodo farmacologico si basa sull’assunzione, a 48 ore di distanza, di due farmaci: il mifepristone (RU486) e una prostaglandina (misoprostolo o gemeprost). Il mifepristone causa la cessazione della vitalit dell’embrione mentre l’assunzione della prostaglandina ne determina l’espulsione.

prima giornata: somministrazione del mifepristone (dose unica) in ambulatorio e rientro a domicilio seconda giornata: attesa a domicilio terza giornata: somministrazione della prostaglandina (misoprostolo o gemeprost).

La scelta della prostaglandina e della via di somministrazione varia in base all’et gestazionale: entro il 49 giorno di amenorrea misoprostolo per via orale oppure gemeprost per via vaginale; tra il 50 e il 63 giorno di amenorrea gemeprost per via vaginale,

per IVG effettuata fino a 7 settimane (fino a 49 giorni) mifepristone 200 mg in singola dose per via orale (la pillola viene ingoiata) seguito dopo 24/48 ore da singola dose di misoprostolo 400 μg per via orale oppure 800 μg per via buccale (quando si lascia sciogliere la pillola tenendola fra la guancia e la gengiva), sublinguale (quando si lascia sciogliere la pillola tenendola sotto la lingua) o vaginale. per IVG effettuata oltre 7 settimane ed entro 9 settimane (50-63 giorni) al mifepristone 200 mg in singola dose per via orale segue dopo 24/48 ore misoprostolo 800 μg in singola dose per via vaginale, buccale o sublinguale (dopo le 7 settimane la somministrazione orale di misoprostolo non dovrebbe essere utilizzata)

L’aborto farmacologico praticato nel mondo da pi di trent’anni. Vi un’ampia letteratura di riferimento relativa a efficacia, sicurezza, accettabilit della procedura farmacologica. Con efficacia ci si riferisce alla percentuale di successo della procedura, intesa come aborto completo con totale svuotamento del contenuto uterino senza necessit di ulteriori interventi. La sicurezza valuta l’occorrenza di complicanze e gli effetti collaterali. Per accettabilit si intende un giudizio positivo da parte delle gravide, che riferiscono un’esperienza positiva nei confronti del metodo usato. La combinazione di mifepristone e misoprostolo altamente efficace, sicura e accettabile per IVG entro le nove settimane di amenorrea. RCOG osserva la maggior efficacia del metodo farmacologico rispetto alla pratica chirurgica a basse et gestazionali, Anche l’OMS raccomanda come prima scelta l’IVG farmacologica ad et gestazionali inferiori ai 63 giorni, Tra le donne che hanno intrapreso un percorso di IVG farmacologica, una percentuale variabile tra 2% e 5% dovr sottoporsi a trattamento chirurgico per completare la procedura, interrompere una gravidanza in evoluzione o limitare la perdita ematica, Una revisione sistematica (RS) del 2018 si focalizzata sull’efficacia del metodo farmacologico nelle prime 6 settimane di et gestazionale, per comprendere se l’IVG avviata precocemente avesse la stessa efficacia di quella avviata alla settima settimana, La RS ha incluso 6 studi controllati randomizzati (RCT) e 9 studi osservazionali e ha rilevato una percentuale di insuccesso pari a 0.02% per le IVG farmacologiche effettuate entro il 42 giorno, non dissimile dalla percentuale di insuccesso delle IVG farmacologiche effettuate fra 42 e 49 giorno, L’efficacia dell’IVG farmacologica nel tardo primo trimestre (>63 e ≤84 giorni di et gestazionale), viene descritta dalle stesse autrici nel 2019 in una RS che compara l’IVG chirurgica con la pratica farmacologica considerando la combinazione di mifepristone e misoprostolo o anche solo misoprostolo a diversi dosaggi, Vengono inclusi 9 trial (6 randomizzati e 3 coorti prospettiche), ma soltanto uno di questi riporta dati di efficacia rispetto ai due metodi, In questo lavoro 188 donne sono randomizzate al metodo farmacologico, 180 al chirurgico: l’aborto completo ottenuto in 94.6% delle donne trattate con IVG farmacologica e in 97.9% delle donne trattate con IVG chirurgica – differenza statisticamente non significativa, La gran parte delle donne sceglierebbe lo stesso metodo a cui stata randomizzata per eventuali future interruzioni di gravidanza. Le linee guida dell’ American college of obstetricians and gynecologists (ACOG) riportano un’efficacia maggiore dell’IVG farmacologica se eseguita nelle prime settimane di gestazione e specificano che la probabilit di fallimento del metodo farmacologico, sebbene rimanga bassa fino al 70 giorno, aumenta con il progredire dell’et gestazionale, Il professionista sanitario dovrebbe spiegare alle donne che la possibilit di fallimento aumenta intorno alla decima settimana di gestazione. Nel corso del I trimestre di gravidanza entrambe le procedure sono sicure e rare sono le complicanze maggiori. Tali eventi tendono ad aumentare con l’aumentare dell’epoca gestazionale. I dati del Ministero della salute riferiti alle IVG farmacologiche eseguite in Italia nel 2018 riportano che in 96.5% dei casi non vi stata nessuna complicazione immediata, Le infezioni post-IVG sono pari a 0.9 – 1.7%, senza evidenti differenze nelle due metodiche. Segnalati nel mondo (Canada e USA) 4 casi di shock settico da Clostridium sordelli successivi a IVG farmacologica: non stata per identificata una reale connessione tra infezione e aborto, Gli effetti collaterali dell’IVG farmacologica sono in ordine decrescente di frequenza:

nausea 40% vomito 20% diarrea 15% cefalea 2-30% algie pelviche che necessitano di trattamento medico 20% perdite ematiche della durata di alcuni giorni (fino a due settimane, in media 9 giorni)

Data di pubblicazione: 28.06.2021

Quanto tempo ci vuole prima di espellere la camera gestazionale?

La camera gestazionale è vuota, cosa fare? – Quando l’ecografia rileva il sacco vitellino ma non la presenza dell’embrione, e l’attesa si è interrotta, quali sono i passi successivi? Che cosa dovrà fare la donna? « Il ginecologo individuerà insieme a lei la strada migliore da seguire, dopo aver valutato lo stato di salute generale della donna, i suoi desideri, la distanza tra la sua abitazione e l’ospedale (in caso di complicazioni, ovvero di una mestruazione emorragica, si rende necessario rivolgersi al pronto soccorso), scegliendo tra una condotta di attesa e un intervento, chiamato ‘revisione uterina' », spiega Arianna Prada.

Che colore sono le perdite da aborto spontaneo?

La minaccia d’aborto si manifesta, classicamente, con la comparsa di sanguinamento vaginale o di perdite miste a sangue, talvolta associati a crampi addominali o a dolori del basso ventre o della schiena, simili a quelli che accompagnano i flussi mestruali. Il sangue che compare con le perdite vaginali può presentarsi di colore rosso vivo, rosa o marrone e in quantità variabile (da poche macchie sugli slip o sulla carta igienica a una perdita più abbondante, simile alla mestruazione, tale da riempire un assorbente). Attenzione, perché non tutti i sanguinamenti e i dolori addominali che compaiono in corso di gravidanza sono necessariamente sintomi di una minaccia di aborto. Durante la gestazione, infatti, è normale avvertire lievi crampi addominali, dolori simili a quelli mestruali, mal di schiena e « sensazioni di peso » al basso ventre, Questi disturbi sono la diretta conseguenza delle normali modificazioni dell’ utero, che durante la gravidanza aumenta di volume e si adatta a ospitare un nuovo essere vivente. Anche i sanguinamenti vaginali sono piuttosto frequenti nelle prime 16 settimane di gravidanza e in alcune gestanti possono talvolta persistere anche fino al parto, Le cause più frequenti sono le infezioni vaginali, cambiamenti della produzione ormonale, polipi sanguinanti o semplicemente conseguenze dello sfregamento del pene sul collo uterino durante un rapporto sessuale. In ogni caso, di fronte a sintomi come quelli sopra descritti, è sempre bene rivolgersi al medico curante o al ginecologo di fiducia, il quale deciderà se è il caso di sottoporre la paziente ad accertamenti.Ben diversa è la situazione che si presenta in caso di aborto inevitabile (detto anche aborto in atto ), ossia quando l’aborto è imminente o è già iniziato. Un aborto inevitabile può seguire la minaccia d’aborto (all’inizio con modeste perdite di sangue ) oppure avvenire (anche improvvisamente) senza alcun segno premonitore. In questo caso i sintomi dipendono da un lato dal periodo della gravidanza e dall’altro dal verificarsi dell’aborto « completo » (quando avviene l’espulsione completa del feto e della placenta senza bisogno di interventi medici) oppure « incompleto » (quando parte dell’ embrione o la placenta non riescono a essere espulsi spontaneamente dalla madre). Se si verifica questa evenienza, solitamente è necessario procedere a un intervento chirurgico ( raschiamento o aspirazione ) il cui scopo è per l’appunto quello di rimuovere dall’ utero ciò che rimane della gravidanza interrotta. I sintomi dell’aborto imminente variano a seconda dalla fase di gravidanza in cui ci si trova: nelle prime 6-13 settimane le perdite di sangue assomigliano a una mestruazione molto intensa, con leggeri crampi o dolori mestruali; poi, con il progredire delle settimane di gestazione, la sintomatologia abortiva diventa più eclatante, le perdite ematiche sono sempre più abbondanti e si accompagnano a vere e proprie contrazioni uterine, che ricordano i dolori del travaglio,

Il sanguinamento e il dolore al basso ventre persistono fino alla completa espulsione della placenta e del feto, che avviene una volta che il collo dell’ utero si sia spontaneamente dilatato per permettere il passaggio del feto e della placenta, in maniera del tutto simile a quanto avviene durante il parto,

La terza possibilità è che accada un aborto interno (detto anche ritenuto ) che si verifica quando il feto muore nell’ utero, ma il collo dell’ utero rimane chiuso e quindi non ne è consentita la naturale espulsione descritta nel caso precedente.

In questa condizione non si hanno perdite di sangue dalla vagina e anche i dolori addominali sono scarsi o assenti. Solitamente la diagnosi di aborto interno avviene diversi giorni o anche settimane dopo la morte del feto, il quale non cresce più e di conseguenza lascia inalterate le dimensioni dell’ utero,

  1. In alcune donne i sintomi tipici della gravidanza ( dolore e gonfiore del seno, nausea, stanchezza) scompaiono, ma altre continuano a « sentirsi gravide » poiché la placenta continua a produrre gli ormoni della gravidanza,
  2. Avviene peraltro che a distanza di alcuni giorni o settimane, in concomitanza della degenerazione del feto e della placenta, si verifica la comparsa di perdite vaginali aventi colore marroncino.
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A volte, il primo sintomo è una perdita di sangue rosso vivo accompagnata da leggeri crampi o dolori simil-mestruali, e ciò indica che l’aborto sta diventando inevitabile. Se viene eseguita un’ ecografia in questa fase, essa mostrerà che il feto è molto più piccolo di quanto ci si aspetti per quel periodo della gravidanza e che il battito cardiaco è assente.

  1. Dopo l’ ecografia, il ginecologo dovrà decidere sul da farsi: « aspettare e vedere » se l’aborto procede naturalmente oppure effettuare un intervento chirurgico ( raschiamento o « svuotamento » uterino ).
  2. Questo dipende in genere dall’entità delle perdite e dal loro colore (quando passano dal marrone al rosso vivo significa che l’aborto è imminente).

Nella maggioranza dei casi il ginecologo preferisce ricorrere alla procedura chirurgica per essere sicuro di rimuovere completamente il feto morto e la placenta e ridurre, quindi, il rischio di infezione all’ utero o di altre gravi complicazioni (per esempio una CID, Coagulazione Intravascolare Disseminata ).

Come confermare un aborto spontaneo?

Sintomatologia dell’aborto spontaneo – I sintomi dell’aborto spontaneo comprendono il dolore pelvico crampiforme, il sanguinamento uterino e infine l’espulsione di materiale. L’aborto tardivo spontaneo può iniziare con una perdita abbondante di liquido quando si rompono le membrane. L’emorragia è raramente massiva. Una cervice dilatata indica che l’aborto è inevitabile.

Generalmente ecografia e determinazione quantitativa della subunità beta di gonadotropina corionica umana (beta-hCG) Esame pelvico

La gravidanza viene diagnosticata con un test beta-hCG nelle urine o nel sangue. Un’ecografia viene eseguita per confermare la gravidanza intrauterina e per verificare l’attività cardiaca fetale, che di solito è rilevabile dopo 5,5-6 settimane di gestazione.

  1. Tuttavia, l’età gestazionale è spesso alquanto incerta, e può essere necessaria un’ecografia seriale.
  2. Se l’attività cardiaca è assente ed è stata rilevata precedentemente durante questa gravidanza, viene diagnosticata la morte fetale.
  3. In alternativa, i livelli seriali di beta-hCG che diminuiscono attraverso ≤ 3 misurazioni sono compatibili con una gravidanza persa.

La valutazione è anche effettuata per determinare lo stato del processo di aborto come segue:

Minaccia di aborto: le pazienti hanno sanguinamento uterino ed è troppo presto per valutare se il feto è vivo e vitale e se la cervice è chiusa. Potenzialmente, la gravidanza può continuare senza complicazioni. Aborto inevitabile: la cervice è dilatata. Se la cervice è dilatata, il volume del sanguinamento deve essere valutato perché a volte è significativo. Aborto incompleto: i prodotti del concepimento vengono parzialmente espulsi.

Si sospetta un aborto interno se l’utero non aumenta progressivamente di volume o se il dosaggio quantitativo della β -hCG è basso per l’età gestazionale o non raddoppia entro 48-72 h. L’aborto interno è confermato se l’ecografia mostra:

Scomparsa dell’attività cardiaca embrionale precedentemente rilevata Assenza di tale attività, quando la lunghezza fetale vertice-sacro è > 7 mm Assenza di un polo fetale (determinata dall’ecografia transvaginale) quando il diametro medio del sacco (media dei diametri misurati in 3 piani ortogonali) è > 25 mm

Una gravidanza anembrionica si riferisce a un sacco gestazionale senza sacco vitellino o embrione, visto all’ecografia, in una gravidanza non vitale.

Per la minaccia di aborto, osservazione Per gli aborti inevitabili, incompleti o mancati, l’osservazione o l’evacuazione uterina chirurgica o medica Se la madre è Rh-negativa, immunoglobuline Rho(D) A volte antidolorifici Sostegno emotivo

Per la minaccia di aborto, il trattamento consiste nell’osservazione, ma gli operatori sanitari possono periodicamente valutare i sintomi della donna o eseguire un’ecografia. Nessuna prova suggerisce che il riposo a letto diminuisca il rischio di un successivo aborto completo.

  • La terapia degli aborti inevitabili o incompleti consiste nello svuotamento dell’utero o l’attesa dell’espulsione spontanea dei prodotti del concepimento.
  • Per le pazienti trattate mediante una vigile attesa, l’evacuazione viene eseguita se si verificano sanguinamento eccessivo o infezione o se i prodotti del concepimento non vengono eliminati dopo circa 2-4 settimane.

Se si sospetta un aborto completo, lo svuotamento uterino non viene eseguito sistematicamente. Se si verifica un sanguinamento e/o se altri segni indicano che i prodotti del concepimento potrebbero essere ritenuti, si può effettuare uno svuotamento uterino.

L’aborto spontaneo è la perdita di gravidanza prima delle 20 settimane di gestazione; probabilmente si verifica in fino al 20% delle gravidanze. L’aborto spontaneo è spesso causato da anomalie cromosomiche o anomalie del tratto riproduttivo materno (p. es., l’utero bicorne, i fibromi), ma l’eziologia in un singolo caso di solito non è confermata. Confermare l’aborto spontaneo e determinare lo stato di gravidanza tramite misurazione quantitativa della beta-hCG, ecografia ed esame pelvico; una cervice dilatata significa che l’aborto è inevitabile. Trattare con gestione di attesa (osservazione per l’eliminazione dei prodotti del concepimento) o chirurgicamente o farmacologicamente (con misoprostolo o talvolta mifepristone) l’evacuazione uterina. Spesso, non è necessario lo svuotamento uterino per minacce e completi aborti. Fornire supporto emozionale ai genitori.

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Quali sono i dolori di un aborto?

Quanto è frequente l’aborto spontaneo? – L’ incidenza dell’aborto spontaneo varia a seconda delle fonti e dei criteri utilizzati per la diagnosi, ma si stima che circa il 10-20% delle gravidanze si concluda con un aborto spontaneo, Questo accade perché spesso avviene una gravidanza senza nemmeno averne consapevolezza da parte della donna: l’embrione che si forma non è sufficientemente valido per errori molto gravi a livello cromosomico, tali per cui esso viene immediatamente abortito, spesso senza nemmeno che la donna se ne accorga.

  • Problemi cromosomici del feto : la maggior parte degli aborti spontanei avviene a causa di anomalie cromosomiche che rendono impossibile la sopravvivenza del feto.
  • Problemi placentari : la placenta è l’organo che fornisce nutrimento al feto durante la gravidanza. L’insufficienza placentare o la placenta previa possono causare aborto spontaneo.
  • Infezioni : alcune infezioni, come quelle del tratto genitale o delle vie urinarie;
  • Malattie come il diabete e l’ ipertensione;
  • Malattie autoimmuni : alcune malattie autoimmuni, come il LES (Lupus Eritematoso Sistemico) o la Sindrome da Anticorpi Antifosfolipidi possono aumentare il rischio di aborto.
  • Fattori ambientali : alcuni fattori ambientali, come l’esposizione a determinate sostanze chimiche o radiazioni.
  • Problemi ormonali : squilibri ormonali, come un eccesso o una carenza di progesterone.
  • Fattori legati allo stile di vita : fattori come il fumo, l’alcol, il consumo di droghe o una dieta carente di alcune sostanze.
  • Stress emotivo : lo stress psicologico può anche influire sul normale decorso della gravidanza.

In alcuni casi le cause possono essere combinate e potrebbe essere necessaria una valutazione medica per determinare con precisione una causa preponderante rispetto alle altre.

Quanto dura il ciclo dopo l’aborto?

Quanto tornano le mestruazioni dopo un aborto? – In media dopo 4-6 settimane, ma potrebbe volerci qualche giorno in più prima che il ciclo si assesti sui suoi ritmi normali. I cicli irregolari precedenti a un aborto rimangono solitamente irregolari. La durata delle mestruazioni secondo le ricerche incrociate di Medical News Today è di 4-7 giorni in media.

Qual è la settimana più a rischio di aborto?

Rischio di aborto spontaneo per settimana – Esistono pochi studi sul rischio di aborto spontaneo per settimana e la maggior parte di essi si basa su un campione di donne incinte troppo piccolo per essere rappresentativo. Le statistiche sono possibili solo a partire dalla 6° settimana di amenorrea, cioè dal momento in cui viene effettuata un’ecografia e la gravidanza è clinicamente accertata.

  • – 14-15% tra la sesta e la nona età gestazionale
  • – Dal 6 all’8% tra il 10° e il 15° SA
  • – Dall’1 al 2% tra il 16° e il 19° SA

Il picco di aborti spontanei si verifica tra l’ottava e la decima settimana di amenorrea, che possono essere considerate le settimane critiche. Il rischio di aborto spontaneo diminuisce nettamente dopo la quindicesima settimana di amenorrea. Nel secondo trimestre la percentuale è solo dell’1-2%.

Quanto tempo durano le perdite da impianto?

Come riconoscere le perdite da impianto? – È molto comune che le perdite da impianto vengano scambiati con le mestruazioni, Le loro differenze sono, in molte occasioni, sottili, quindi è importante prestare particolare attenzione a questi 4 aspetti:

Il colore: le perdite da impianto tendono ad essere più scure, toni marroni invece che rossi intensi, ed è qualcosa che possiamo vedere ad occhio nudo. La quantità: il flusso dovrebbe essere molto inferiore a quello prodotto con le mestruazioni. A volte è molto piccolo, con poche gocce o una piccola macchia di sangue. La quantità: il flusso dovrebbe essere molto inferiore a quello prodotto con le mestruazioni. A volte è molto piccolo, con poche gocce o una piccola macchia di sangue. Durata: normalmente durano da 1 a 3 giorni. Di solito sono più breve di un normale periodo, mai più di 5 giorni. Durante le perdite da impianto, se si esegue un test di gravidanza il risultato potrebbe non essere affidabile, poiché di solito è presto per rilevare l’ormone della gravidanza o la gonadotropina corionica (hCG).

Sono giorni in cui è consigliabile prestare particolare attenzione al proprio corpo.Molte donne osservano anche altri segni che possono aiutare a identificare se si tratta o meno di una gravidanza: tensione mammaria, nausea, affaticamento, stanchezza, mal di testa, aumento della temperatura basale; possono essere alcuni dei primi sintomi della gravidanza.Se l’emorragia dura più di 4-5 giorni, è abbondante ed è accompagnata da forti dolori addominali, si consiglia di recarsi in clinica.

Se sei in beta-attesa di una FIVET, ICSI, ovodonazione, metodo ROPA o qualsiasi altro trattamento di riproduzione, vogliamo inviarti un messaggio tranquillizzante. È importante non ossessionarsi sui sintomi poiché, sebbene sia vero che alcuni possono coincidere con i primi sintomi della gravidanza, molti di essi sono causati dai stessi farmaci.

  1. Prova a rilassarti e goditi il processo fino al giorno della tua beta.
  2. E ricorda che se necessario, puoi chiamare la clinica per chiarire eventuali domande o dubbi riguardanti i farmaci.
  3. Se stai cercando di rimanere incinta, ti consigliamo di andare alla Clínica Fertia e di effettuare un consulto preconcezionale, soprattutto se soffri di qualsiasi tipo di malattia come diabete, ipertensione, cancro, malattie cardiovascolari; o se hai avuto complicazioni in precedenti gravidanze.

In questo primo consulto preconcezionale, il nostro team controllerà il tuo stato di salute generale e ti fornirà alcune linee guida per ottenere una gravidanza ed evitare rischi e possibili complicazioni. Contattaci se hai domande o dubbi, siamo qui per aiutarti.

Quanto dura espulsione aborto farmacologico?

Avvertenze – Quali informazioni conoscere prima di usare mifepristone? – Interruzione medica di gravidanza intrauterina in corso: L’aborto farmacologico con mifepristone (RU 486) richiede un monitoraggio attento della condizione fisica e psichica della donna.

Il metodo infatti non è efficace al 100% e può richiedere un successivo intervento chirurgico. Inoltre, e questo è l’aspetto più complesso del metodo, una volta assunto il mifepristone, è la donna in primis che deve monitorare l’andamento del processo. In caso di mancato aborto entro 36-48 ore dall’assunzione del mifepristone, la donna deve assumere un prostaglandinico (misoprostolo o gemeprost), quindi sottomettersi ad una ulteriore visita dopo 14-21 giorni per accertare l’avvenuta espulsione del feto.

Nella maggior parte dei casi il sanguinamento inizia 24-48 ore dopo la somministrazione del mifepristone e solo in un piccolo numero di pazienti (3%) l’espulsione del feto avviene prima di prendere la prostaglandina. Il sanguinamento dura in media una decina di giorni e l’espulsione del feto può avvenire entro poche ore dalla somministrazione della prostaglandina fino a qualche giorno dopo.

  • In caso di gravidanza con dispositivo intrauterino in situ, il dispositivo va rimosso prima della somministrazione di mifepristone,
  • Fallimenti terapeutici: l’interruzione di gravidanza con mifepristone presenta un rischio di fallimento dell’1,3-7,5%.
  • Il rischio di fallimento potrebbe essere associato a polimorfismi del gene che codifica per il recettore degli estrogeni (Wang et al., 2010).

Anche la parità della donna (numero di parti o numero di figli, compresi i nati morti) sembra influire sul successo del trattamento abortivo: alle pazienti con parità maggiore è associata una minore efficacia del trattamento abortivo (Lefebvre et al., 2008).

Sanguinamento: in seguito all’assunzione di mifepristone per l’interruzione della gravidanza, si verifica sanguinamento vaginale che in media dura una decina di giorni, ma che può protrarsi anche per più tempo. Il sanguinamento non è indice di avvenuta espulsione fetale. In caso di sanguinamento persistente (anche lieve) dopo la visita di controllo da effettuare dopo 2 o 3 settimane dall’assunzione del mifepristone, verificare l’eventualità di un aborto incompleto o di una gravidanza extra-uterina passata inosservata.

Sebbene meno dell’1,5% delle pazienti trattate con mifepristone richieda un raschiamento emostatico per sanguinamento abbondante, effettuare sempre un’anamnesi attenta dello stato di coagulabilità della paziente (escludere o accertare la presenza di disordini dell’emostasi con ipocoagulabilità o con anemia).

Infezioni: sono stati riportati casi di shock tossico fatale causato da endometrite da Clostridium sordellii, dopo aborto farmacologico con mifepristone (200 mg) seguito da somministrazione vaginale, anzichè orale, di una dose doppia di misoprostolo (800 mg) (Murray, 2005). L’uso di dosi elevate di misoprostolo per una via diversa da quella orale è una procedura non autorizzata ed è inoltre controverso se sia necessario o meno effettuare, in questo caso, una profilassi antibiotica (Baulieu, 2006; Fisher et al., 2005).

La sintomatologia della sindrome da shock settico da C. sordellii è atipica, inizialmente può essere confusa con gli effetti collaterali comuni del trattamento abortivo, cioè crampi addominali, sanguinamento vaginale, mal di testa, nausea, vomito e diarrea (Murray, 2005); è inoltre caratterizzata da assenza di febbre, tachicardia, ipotensione, edema, aumento dell’ematocrito, leucocitosi e neutropenia.

  1. È stato ipotizzato un ruolo attivo del mifepristone nello sviluppo dello shock settico da C.
  2. Sordellii.
  3. Grazie alla sua azione antiprogestinica e antiglucocorticoide, il mifepristone interferisce con il rilascio e la funzione di citochine e cortisolo.
  4. Questo influenzerebbe i meccanismi immunitari deputati alla difesa e prevenzione dell’infezione da C.

sordellii. La risposta atipica di citochine e cortisolo dovuta al mifepristone e il rilascio da parte di C. sordellii di potenti endotossine ed esotossine determinerebbero il rapido sviluppo dello shock settico letale (Miech, 2005). Complicanze psicologiche dell’aborto: è stato riportato che le donne che abortiscono alla prima gravidanza hanno una probabilità 5 volte maggiore di incorrere in seguito nell’abuso di sostanze stupefacenti rispetto alle donne che portano a termine la loro prima gravidanza e 4 volte maggiore rispetto alle donne che subiscono un aborto per cause naturali alla loro prima gravidanza (Reardon, Ney, 2000).

Altri studi collegano l’aborto ad un aumentato tasso di suicidi. In Finlandia, negli anni dal 1987 al 1994, questo tasso era di 11,3%; pari al 18,1% nelle donne che avevano abortito spontaneamente e al 34,7% tra le donne che avevano avuto un aborto indotto nell’ultimo anno prima del suicidio (Gissler et al., 1996).

L’aborto farmacologico non allevia, anzi forse intensifica, il trauma morale ed emozionale collegato all’evento (DeHart, Morehead, 2001). Determinazione del gruppo sanguigno: determinare il gruppo sanguigno prima di usare mifepristone per l’aborto per la prevenzione dell’alloimmunizzazione RH.

  • Gravidanze ectopiche: è stato riportato un piccolo numero di segnalazioni di rottura di gravidanza ectopica, in seguito all’uso di mifepristone (FDA, 2004).
  • Il mifepristone e gli analoghi delle prostaglandine non sono efficaci nella gravidanza ectopica, che anzi rappresenta una controindicazione all’uso del mifepristone,
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Se possibile, prima di usare il mifepristone per l’induzione dell’aborto escludere la possibilità di una gravidanza ectopica. Malattie croniche: poichè non ci sono dati sulla sicurezza e sull’efficacia di mifepristone in donne con patologie croniche quali malattie cardiovascolari, epatiche, respiratorie o renali, ipertensione, diabete mellito insulino-dipendente, grave anemia, malnutrizione, l’uso del farmaco in tali pazienti deve avvenire con cautela.

Fumo: le donne con più di 35 anni e che fumano 10 o più sigarette al giorno devono assumere il mifepristone in associazione ad analoghi delle prostaglandine con cautela perché presentano un maggior rischio di eventi cardiovascolari (questo tipo di paziente è stato escluso dai trial clinici). Insufficienza surrenalica: in caso di sospetta insufficienza surrenalica acuta, si consiglia di somministrare desametasone (1 mg di desametasone antagonizza una dose di 400 mg di mifepristone ).

Patologie cardiovascolari: eventi cardiovascolari rari ma gravi, sono stati segnalati dopo la somministrazione intramuscolare di analoghi della prostaglandina. Per tale ragione, donne a rischio per malattie cardiovascolari o patologie cardiovascolari conclamate dovrebbero essere trattate con prudenza durante l’interruzione di gravidanza con mifepristone in associazione ad analoghi delle prostaglandine.

Farmaci metabolizzati dal CYP3A4: il mifepristone è un inibitore del CYP3A4. In studi in vitro il mifepristone ha inibito l’idrossilazione del midazolam, marker dell’attività del CYP3A4 (Jang, Benet, 1998). A causa della lenta eliminazione del mifepristone dall’organismo, l’inibizione enzimatica può essere osservata per un periodo prolungato dopo la sua somministrazione: in seguito all’assunzione in dosi ripetute (50 mg 2 volte/die per 7 giorni), il mifepristone è stato rilevato nel siero fino a 12 giorni dopo l’interruzione della somministrazione (Heikinheimo, 1989).

Usare cautela quando il mifepristone è somministrato insieme a farmaci metabolizzati del CYP3A4 con stretto indice terapeutico. Corticosteroidi: a causa dell’attività antiglucocorticoidea del mifepristone, l’efficacia della terapia corticosteroidea a lungo termine, inclusi i corticosteroidi per inalazione nei pazienti asmatici, può risultare ridotta nei giorni successivi all’assunzione del farmaco.

La terapia corticosteroidea dovrebbe essere aggiustata. Secondo la FDA, una terapia corticosteroidea a lungo termine costituisce una controindicazione all’impiego di mifepristone, FANS: l’efficacia del mifepristone può, in via teorica, ridursi a causa delle proprietà antiprostaglandiniche dei farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) inclusa l’aspirina ( acido acetilsalicilico ).

Anticoagulanti: l’uso di mifepristone in caso di concomitante terapia anticoagulante deve avvenire con particolare cautela per il maggior rischio di emorragia. Secondo la FDA, una concomitante terapia anticoagulante costituisce una controindicazione all’uso di mifepristone,

  1. Gravidanza: in letteratura il mifepristone è stato associato, sporadicamente a casi di tossicità embriofetale.
  2. Si raccomanda di evitare il concepimento durante il ciclo mestruale successivo all’assunzione di mifepristone e di adottare valide misure di contraccezione il prima possibile dopo la somministrazione del farmaco.

Nel caso in cui si decida di portare avanti una gravidanza dopo fallimento del trattamento abortivo con mifepristone, la donna deve essere consapevole del rischio di malformazioni a cui è soggetto il nascituro (Pöhls et al., 2000). Allattamento: il mifepristone è un composto lipofilico e può essere escreto nel latte materno; di conseguenza, il suo impiego dovrebbe essere evitato in corso di allattamento al seno.

  • Un piccolo studio condotto su 12 donne ha tuttavia dimostrato che le concentrazioni di mifepristone che si ritrovano nel latte materno sono basse (Sääv et al., 2010).
  • Nota: Innova et Bella, nell’ambito delle proprie attivita pro bono, ha condiviso con Wikipedia, l’enciclopedia libera, un accordo di licenza gratuita relativa ai contenuti della sezione « Avvertenze » di Pharmamedix.

In particolare I&B autorizza e predispone la pubblicazione dei contenuti di questa sezione « Avvertenze », con licenza GFDL e CC-BY_SA, sulla pagina dell’enciclopedia libera alla Voce « mifepristone ».

Come capire se l’utero è pulito?

Cosa fare? – Naturalmente se sappiamo già di essere incinte e notiamo dei sintomi particolarmente strani è bene sempre chiamare il proprio medico: in particolare dolori piuttosto forti al basso ventre e perdite ematiche, anche lievi, non vanno mai sottovalutate.

  1. si attende qualche giorno per vedere se il materiale viene espulso in modo spontaneo;
  2. si procede con un raschiamento che ripulisce l’intera cavità uterina.

Quindi un aborto spontaneo senza raschiamento si verifica quando la cavità uterina si svuota e si pulisce in modo spontaneo con delle perdite simili alle mestruazioni e ciò avviene nei primissimi giorni dopo il concepimento quando spesso non si sa nemmeno di essere incinte.

Quanto è doloroso l’aborto farmacologico?

Elena Riboldi Uniflash 28/12/2022

L’accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L’accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L’aborto farmacologico è efficace, ma causa dolore fisico, in alcuni casi molto intenso.

  1. Per utilizzare al meglio le terapie analgesiche sarebbe importante sapere prima se la paziente è a rischio di dolore severo.
  2. Uno studio italiano fornisce indicazioni utili in questo senso, mettendo in luce che ansia e dismenorrea rappresentano fattori di rischio per un aborto doloroso.
  3. Lo studio, a cui hanno collaborato l’Unità Operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana dell’Ospedale Policlinico S.

Orsola – Malpighi e il reparto di Ostetricia ginecologia dell’Ospedale Maggiore – Azienda USL di Bologna, ha coinvolto 242 pazienti che si sono sottoposte ad aborto farmacologico (mifepristone più misoprostolo, come da linee guida) nel primo trimestre di gravidanza.

  • Alle partecipanti è stato chiesto di compilare due questionari validati per stabilire il livello di ansia prima del trattamento medico.
  • A scopo analgesico a tutte le pazienti è stato somministrato dell’ibuprofene; a richiesta è stata prescritta della morfina orale.
  • Dopo un periodo di osservazione di almeno 6 ore dalla prima dose di misoprostolo, il personale infermieristico ha chiesto alle pazienti di indicare con l’aiuto della scala visuo-analogica (VAS) l’intensità del dolore più forte provato durante la procedura (le donne che hanno chiesto la morfina si sono riferite ai sintomi sperimentati prima della sua somministrazione).

Il 38% delle pazienti ha riferito di avere provato dolore severo (VAS ≥70) durante l’aborto farmacologico. I ricercatori hanno riscontrato una correlazione significativa tra il livello di ansia alla baseline e il dolore percepito: le donne con alti livelli di ansia avevano una probabilità tre volte più alta di provare dolore severo (OR 3,33; 95%CI 1,43-7,76).

Le donne che avevano sofferto di dismenorrea nell’anno precedente alla procedura avevano un rischio addirittura sei volte più alto rispetto alle altre donne (OR 6,30; 95%CI 2,66-14,91). Al contrario, avere alle spalle un parto vaginale riduceva notevolmente questo rischio (OR 0,26; 95%CI 0,14-0,50). « I medici dovrebbero salvaguardare il diritto delle donne di interrompere la gravidanza nel modo più confortevole e la gestione del dolore durante l’aborto farmacologico rappresenta ancora un problema – sottolineano gli autori dello studio nell’articolo pubblicato sulla rivista Contraception – L’identificazione delle donne a rischio di dolore severo è cruciale per migliorare l’assistenza e la terapia del dolore durante tale procedura, rendendola un’alternativa più accettabile dell’aborto chirurgico.

Servono altri studi per definire il regime analgesico ottimale per queste pazienti, studi che dovrebbero prendere in considerazione anche i fattori predittivi di dolore severo individuati dalla nostra ricerca ». L’accesso al sito è limitato e riservato ai professionisti del settore sanitario Hai raggiunto il massimo di visite Registrati gratuitamente Servizio dedicato ai professionisti della salute Sei già registrato? Accedi ora

Quali sono i tipi di aborti?

Interruzione volontaria di gravidanza – Oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza:

  • esame delle possibili soluzioni dei problemi proposti
  • aiuto alla rimozione delle cause che porterebbero all’interruzione della gravidanza
  • certificazione
  • invito a soprassedere per sette giorni in assenza di urgenza, sia entro che oltre i primi 90 giorni di gravidanza.

Obiettivo primario della legge è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne. Un’analisi del fenomeno « Interruzione volontaria di gravidanza » è contenuta nelle relazioni che il Ministro della Salute annualmente presenta al Parlamento.

  1. metodo farmacologico
  2. metodo chirurgico.

Quanti giorni di riposo dopo un aborto spontaneo?

Periodi dopo un aborto spontaneo – Se l’aborto si verifica durante le 6-7 settimane di gravidanza, avrai le prime mestruazioni entro 4-6 settimane. Se l’aborto spontaneo avviene in seguito, possono essere necessarie fino a 7-8 settimane per tornare. La prima mestruazione dopo un aborto spontaneo può essere più pesante, più lunga e più dolorosa di prima.

Come si abortisce dopo 1 mese di gravidanza?

Dopo la pillola abortiva viene somministrato un altro medicinale, il misoprostolo, che fa contrarre l’utero causando crampi e sanguinamento simili a quelli che si hanno in caso di aborto spontaneo. Questo metodo può essere utilizzato entro le 24 settimane di gravidanza presso il BPAS.

Come si presenta la camera gestazionale?

CAMERA GESTAZIONALE E GRAVIDANZA: COSA CI RACCONTA – Oltre ad essere la prima conferma visiva di una gravidanza in corso, la camera gestazionale da preziose indicazioni su come questa stia procedendo.

Camera gestazione vuota: può capitare che, durante la prima ecografia, il medico non riesca ad individuare l’embrione. Ciò potrebbe indicare o che il concepimento sia avvenuto in un momento successivo a quello presunto, e quindi l’embrione sia ancora troppo piccolo o la presenza di uovo chiaro, cioè una gravidanza senza embrione. Camera gestazionale irregolare: normalmente la camera gestazione si presenta di forma circolare, allungata e tondeggiante. Quando non rispetta tali caratteristiche viene definita irregolare e può impedire il corretto sviluppo dell’embrione. In questi casi il ginecologo può prescrivere l’assunzione di progesterone e consiglierà il riposo. Camera gestazionale piccola: la crescita della camera gestazionale dovrebbe seguire quella dell’embrione (circa un millimetro al giorno). Una crescita inferiore alle attese spesso dipende dalle caratteristiche della donna (ciclo mestruale irregolare, conformazione dell’utero).

Riscontrare una camera gestazionale vuota, irregolare o piccola per l’epoca gestazionale è un evento piuttosto comune, spesso dovuto al fatto che il concepimento è avvenuto più tardi rispetto a quello che ci sia aspetti. Altre volte però tali anomalie possono indicare una gravidanza a rischio o destinata ad interrompersi.

Cosa succede al tuo corpo dopo un aborto?

L’aspirazione manuale endouterina – Prevede l’uso di uno strumento a vuoto per rimuovere l’embrione e il tessuto dell’utero. Dopo aver somministrato l’anestesia, il medico inserisce uno speculum per aprire le pareti vaginali. Quindi viene inserito lo strumento a vuoto attraverso la vagina e il collo dell’utero per rimuovere l’embrione e il tessuto.

  1. La procedura richiede solitamente dai 5 ai 10 minuti.
  2. Prevede la dilatazione del collo dell’utero e la rimozione dell’embrione e del tessuto dell’utero con strumenti chirurgici.
  3. Dopo aver somministrato l’anestesia, il medico dilata il collo dell’utero con uno strumento speciale e quindi rimuove l’embrione e il tessuto.

La procedura generalmente impiega circa 10-20 minuti. Dopo l’aborto chirurgico, la donna può riportare alcuni sintomi come crampi addominali, sanguinamento vaginale, nausea e vomito, In alcuni casi possono verificarsi anche infezioni o complicanze.

Come riconoscere camera gestazionale?

Come e quando si vede la camera gestazionale? – La camera gestazionale si vede a partire dalla quinta settimana di gravidanza attraverso un’ ecografia ostetrica, meglio se effettuata per via transvaginale. In una donna sana, senza fattori di rischio particolari, non c’è però motivo di effettuare un’ecografia in epoca così precoce. Linee Guida SIEOG  » data-prenota= »Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica » data-postnota= »«sieog.it», 2021″ data-num= »2″> Lo studio della morfologia e delle misure della camera gestazionale viene riservato solo ad alcuni casi, come ad esempio la presenza di perdite di sangue o di dolori addominali,

Come si espelle un aborto interno?

Dopo quanto si espelle? – In media tra il 65 – 90% degli aborti si risolve con uno svuotamento spontaneo della cavità uterina entro massimo 6 settimane.

Cosa succede al tuo corpo dopo un aborto?

L’aspirazione manuale endouterina – Prevede l’uso di uno strumento a vuoto per rimuovere l’embrione e il tessuto dell’utero. Dopo aver somministrato l’anestesia, il medico inserisce uno speculum per aprire le pareti vaginali. Quindi viene inserito lo strumento a vuoto attraverso la vagina e il collo dell’utero per rimuovere l’embrione e il tessuto.

La procedura richiede solitamente dai 5 ai 10 minuti. Prevede la dilatazione del collo dell’utero e la rimozione dell’embrione e del tessuto dell’utero con strumenti chirurgici. Dopo aver somministrato l’anestesia, il medico dilata il collo dell’utero con uno strumento speciale e quindi rimuove l’embrione e il tessuto.

La procedura generalmente impiega circa 10-20 minuti. Dopo l’aborto chirurgico, la donna può riportare alcuni sintomi come crampi addominali, sanguinamento vaginale, nausea e vomito, In alcuni casi possono verificarsi anche infezioni o complicanze.

Quanto durano le perdite dopo l’aborto?

Quanto dura il sanguinamento in caso di aborto spontaneo? – La durata del sanguinamento in caso di aborto spontaneo dipende dall’approccio terapeutico scelto. In caso di aborto spontaneo precoce, sono possibili 3 approcci: – L’aspettativa è l’attesa dell’evacuazione naturale del prodotto del concepimento.

  1. Il sanguinamento può durare alcuni giorni e fino a 6 settimane.
  2. Il trattamento medico con il misoprostolo (un analogo sintetico della prostaglandina E1) consiste nell’indurre contrazioni uterine che accelereranno l’espulsione del prodotto del concepimento.
  3. L’emorragia può durare da qualche giorno a 2 settimane.

– Il trattamento chirurgico mediante aspirazione consiste nell’aspirare il contenuto dell’utero con una cannula. Se non ci sono complicazioni, il sanguinamento dura qualche giorno. Pertanto, l’emorragia è più pesante e dura più a lungo con le donne in attesa e con il trattamento medico.

  • L’emorragia più intensa di solito dura qualche ora.
  • Questo è il momento in cui il corpo espelle la maggior parte del contenuto intrauterino.
  • Dopo l’espulsione, il sanguinamento è più leggero e la sua durata dipende dal metodo di trattamento scelto.
  • Nella maggior parte dei casi, dura da una a due settimane prima di fermarsi definitivamente.

In caso di minaccia di aborto tardivo, se viene eseguito un cerchiaggio, un leggero sanguinamento può continuare per alcuni giorni.

Quanto durano le perdite dopo l’aborto farmacologico?

cosa succede dopo l’aborto farmacologico? – La sintomatologia che si accompagna all’aborto farmacologico è indicata sulla base di trial clinici e di statistiche. Per quanti questi possano essere accurati, ogni corpo rimane a sé: per questo è importante conoscersi, e avere consapevolezza del proprio corpo! Con l’aborto farmacologico inizia un sanguinamento (descritto in modo un po’ semplicistico come « mestruazione abbondante ») che può essere lungo (fino a dieci giorni) e anche molto doloroso,

Il flusso, di solito, è il primo segnale di aborto in corso: durante questo processo, le perdite e le contrazioni diventano sempre più forti (queste contrazioni sono più forti dei dolori mestruali), e si possono anche espellere dei grumi. Se l’aborto è completo, il flusso e i crampi diminuiscono. Per avere un po’ di sollievo dai crampi si possono usare antidolorifici che hanno come principio attivo il paracetamolo o l’ibuprofene.

È invece sconsigliato l’uso di spasmolitici e antispastici: il misoprostolo, infatti, provoca contrazioni uterine che sono necessarie per l’espulsione del materiale del concepimento, e questo tipo di farmaci potrebbe interferire. Per avere maggiori informazioni, rimane comunque opportuno chiedere in ospedale al momento dell’assunzione dei farmaci.